Karen Kimmel e James Bond sono un vulcano di creatività. Karen è un’artista in più discipline e consulente per una serie di marchi importanti, mentre James è il fondatore della linea di abbigliamento streetwear Undefeated. Condividono una dimora degli anni ’50 a Los Feliz con due bambini e una vera e propria galleria d’arte contemporanea.

Karen, lavori con una serie di mezzi incredibilmente diversi. Come descrivi la tua professione?
Karen: Alla gente piace categorizzare, perché così è più facile dare una definizione, ma come artista mi piace giocare in molti ambiti diversi. Mi piace avere una mentalità aperta, ma tutte le cose e tutte le idee iniziano dal disegno. Gli elementi visivi sono sempre stati il mio modo di vedere il mondo. Il mio metodo di apprendimento. 

Come trascorrete il tempo nel vostro studio?
Karen: Sono un po’ pignola e precisina, e questo mi è utile per molti versi, ma a volte può essere anche un deterrente. Spesso parto ordinando le idee nello studio, quindi inizio a disegnare. Poi inizio a ritagliare o spostare le forme e infine metto insieme idee e concetti di più ampio respiro.

Per anni avete realizzato esperienze che definite “sculture sociali”. Perché è così importante per voi lavorare con la comunità?
Karen: Le sculture sociali erano molto peculiari quando ho iniziato a realizzarle. Allestivo un palco e un sistema controllato, e poi le persone gli davano vita. Fra l’altro, è quello che vogliono fare ora le aziende. Vogliono allestire un palco. Vogliono creare un’esperienza e vogliono che siano i clienti ad animarla. È molto strano che la mia attività creativa abbia finito per determinare la mia abilità di lavorare in azienda. L’arte deve servire la comunità, è uno dei suoi compiti. La nostra comunità ha un disperato bisogno di energia, pensiero creativo e modi alternativi di gestire quello che accade, e gli artisti possono fungere da ambasciatori di quelle idee.

Siete entrambi degli ottimi “costruttori di brand”. Undefeated ha appena celebrato il suo 15° anniversario.
Che cosa determina quella longevità, James?
James: Se sei vero e ti batti per qualcosa, è intramontabile. Undefeated significa molte cose a seconda della persona. Per alcuni, quando si alzano dal letto al mattino, significa passare un’altra giornata con i piedi a terra. Per chi ha superato le proprie aspettative nella vita, ogni giorno è il migliore. Se una persona ha problemi personali o fisici, è ciò di cui ha bisogno per mettersi in moto. Non si tratta solo di dire “Oggi ho vinto”, ma “Ho vissuto un altro giorno con onestà. Posso respirare anche oggi”.

In che modo vivere a Los Angeles ha influenzato il vostro lavoro?
James: Undefeated si basa sullo stile di vita californiano. L.A. è il wild west. Un territorio inesplorato. Se ti presenti qui con una mentalità da East Coast, avrai qualche problema ad ambientarti.

In che modo il ruolo di genitori ha influenzato il vostro lavoro?
Karen: Sto ancora crescendo. I bambini cambiano te e il modo in cui pensi alle cose per sempre. La maternità è un processo continuo ed è impossibile che non influisca sul mio modo di vedere il mondo e realizzare le cose. Sento di dover rendere più conto alla mia comunità e ai miei figli. Sono una mia responsabilità.

Che genere di musica ascolti di solito a casa?
James: Dipende: a volte la stazione D’Angelo su Pandora, o magari Donald Fagen. Mi piacciono l’old soul e l’R&B. Sono cresciuto a Philadelphia, perciò quel sound mi è familiare. Cerco di inserirlo nel mix. Ultimamente, di sera ascoltiamo la stazione radio Gil Scott-Heron o Chet Baker, qualcosa di molto tranquillo. Ma di solito è una guerra tra quello che ascoltano i bambini e quello che vogliamo ascoltare noi.

Karen: Io e James abbiamo giusti musicali abbastanza simili. Adoro l’hip hop old school, come A Tribe Called Quest e De La Soul, ma ascolto anche quello che sceglie mia figlia. Non credo che sarei mai arrivata da sola a Chance the Rapper! Mi aiuta a rimanere giovane, e allo stesso tempo, a conoscere meglio le sue passioni. È una cosa che abbiamo in comune.

Avete connesso Sonos in tutte le stanze. In che modo la musica si muove in giro per la casa?
Karen: Di solito abbiamo raggruppamenti musicali, specialmente mentre i bambini fanno i compiti per casa. Non come nella nostra generazione, quando avevamo i subwoofer e i grandi impianti: i sistemi di oggi sono così raffinati e intimi. Ognuno può avere il suo momento di privacy e poi riunirsi come famiglia.

Vi siete trasferiti qui nel 2001. Quali idee avevate in mente per la ristrutturazione dello spazio?
Karen: Volevamo creare uno spazio che fosse incredibilmente pratico. Non volevo che ci fossero stanze preziose e solo per le occasioni speciali. Volevamo che fosse comodo in modo che le persone potessero riunirsi. La scuola è pesante per i bambini, e il lavoro può sfinire. Volevamo la certezza che, arrivando a casa, ci saremmo detti “Wow! Si sta così bene qui”. 

Com’è la vostra tipica serata a casa?
James: Consumiamo pasti diversi e poi andiamo tutti a distenderci, oppure ci ritroviamo a fare due risate nella stanza di qualcuno. Abbiamo tutti un’agenda abbastanza piena di impegni, anche i bambini, tra gli sport e la scuola. Ogni sera scegliamo una persona diversa da stuzzicare per sollevare l’umore. Condividere l’amore.

Ora che sono disponibili tutti questi modi diversi di accedere alla musica, l’ascoltate in modo diverso rispetto al passato?
James: Un tempo ascoltavo i CD su un caricatore, e ora utilizziamo molte playlist di Pandora e Spotify. Non c’è più nulla da congetturare, e ogni tanto ti fai sorprendere da un artista che non conoscevi. Utilizziamo anche MixCloud, e in quel caso scelgo lo stoner rock, il desert rock o il doom metal. Per me è solo musica di sottofondo, ma a volte fa scappare i bambini.

Oggi la tecnologia si perde nello sfondo: un lusso rispetto al passato. I vostri bambini sanno come utilizzare Sonos, portarlo nelle loro stanze e personalizzarlo.
Karen: Il bello è che a volte devo chiedere aiuto ai miei figli. Sono così avanti. Sono cresciuti con la tecnologia, ed è incredibile vederla integrarsi in modo così naturale nelle loro vite.

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